Passeggiata

Comincio a camminare che è ancora rush hour, percorro Madison Avenue rumorosa e brulicante di vestiti scuri in questo bel giorno di ormai insperata primavera. Ho l’ombrello nella borsetta che mi pesa, e guardo il sole colorare i  grattacieli ad uno ad uno mentre entro da Tiffany’s e combatto contro l’immagine di un film.

Il parco sembra sconosciuto, a camminare da sud a nord; ma chissà quante volte l’ho già attraversato, proprio qui, scegliendo un altro vialetto, un’altra pietra per sedermi. Compaiono scritte sugli alberi e persone con buffi microfoni e mi trovo in mezzo alle riprese di un telefilm di moda: ma tanto tutti sembrano belli, alla luce del tramonto in Central Park.

Oltre il set il parco ritorna normale, cani e bambini ovunque e come in un dejà vu d’oltreoceano trovo un busto di Mazzini che dice serio ‘Pensiero e Azione’ e ‘Dio e Popolo’ in italiano. Mi fermo e rendo onore ad un italiano grande che ispira rispetto, nel mezzo degli alberi in mezzo a New York, nel bronzo di un tale Turini che suona quasi come la mia altra città.

Cammino ancora e un nuovo, immenso prato si apre e penso al concerto che so ricantare tutto a memoria, che dev’essere stato qui: “It looks like we filled the place!” Risalgo sul viale alberato e sento voci che decantano – forse Shakespeare, di certo una commedia, senza costumi e con la sola forza delle voci, magari solo per divertimento.

Pochi metri e sono fuori dal Parco, a un passo da Strawberry fields, di fronte al Dakota rossiccio che prende gli ultimi raggi di sole: dove uno sparo ha tuonato una notte, e ucciso l’uomo ma non la star. Ed eccomi qui ancora, su di una nuova strada verso casa, il mio letto orientato a Est, per cambiare, e un indirizzo nuovo, nella mia solita New York che ogni giorno mi sembra diversa.

New York – 9 giugno 2003