Non ricordo la prima volta che i miei piedi han toccato la sabbia chiara del Lido di Venezia.

I primi passi li ho fatti in un maggio chiaro di inizio anni Settanta, in un appartamento in affitto di prima periferia torinese; il Torino giocava a pochi metri, nello stadio comunale nel quale non sono poi mai entrata.

Pochi mesi dopo, con l’estate, ho conosciuto il cedere morbido dei granelli biancodorati della sabbia che volta le spalle a Venezia e guarda il mare aperto. La Serenissima, i galeoni, Marco Polo e Corto Maltese, son passati tutti per quel cielo lì: li vedo nello specchio del mare calmo di settembre.

E nella vita, non ho più potuto fare a meno di vivere al limitare dell’acqua: fiume, sorgente, oceano o mare.

Quasi quarant’anni dopo, tradito il Po con l’Arno, dimenticata la Senna, lasciata per sempre la riva dell’Hudson, passeggio con i piedi che sprofondano (d’estate come d’ inverno) in una sabbia così simile ma lontana. Il Lido è nel cuore e nello sguardo.

Questo blog racconta per cartoline il percorso che mi ha portata a Tel Aviv, e molto ancora di quel che qui vivo e di quel che vorrei.

Buona lettura.

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