La marmellata finta è un ricordo che sta perfettamente in equilibrio tra sapore e profumo.

Era un pomeriggio in cucina con la nonna, il cucchiaio di legno da toccare con le dita per sentire se lo zucchero appiccicava; era l’estate che finiva.
La marmellata si faceva con le patate americane – quelle dolci color tortora, zucchero e profumo di vaniglia: era “finta” perchè alla fine sapeva di marmellata di marroni. L’arte del grumo non troppo grosso, della vaniglia mai troppa, e del preparare intanto altre pietanze perchè in cucina non si fa mai una cosa sola alla volta. La nonna col grembiale ricamato a mano governava quattro fuochi e il forno, non si dimenticava di nulla e quietamente sorrideva a chi entrava in cucina.

Il profumo di vaniglia mischiato a quello delle patate dolci cotte in acqua e zucchero; il sapore ingannevole e dolcissimo che raspava sulla lingua: una delle mie “Madeleine”.

Grazie al tempo prezioso passato nella cucina dei nonni con il soffitto azzurro scuro, mi è difficile contare tutte le madeleine della mia infanzia. Ma quasi tutte hanno un fondo di dolcezza e di fine d’estate veneziana, ultimo sole e sassolini bianchi sotto ai sandali.