S.P.Q.I direbbe Obelix, picchiettandosi la tempia sinistra con l’indice. Sono Pazzi Questi Israeliani – e questo lo posso dire perchè sono israeliana anche io. Come le barzellette sugli ebrei che suonano malissimo se le racconta qualcun altro, ma se le raccontiamo noi passa anche la più antisemita.

Certo, chi senza preparazione e spiegazioni vedesse le strade israeliane la sera e poi il giorno di Kippur penserebbe che in questo paese le strade sono asfaltate per uso esclusivo di migliaia di bambini su qualunque mezzo a una o più ruote, e senza motore. Nessuna automobile in movimento, niente moto o motorini, rare le ambulanze e a passo d’uomo. Sono pazzi questi israeliani…

A partire dall’ora di Kol Nidre (vigilia di Yom Kippur) ho visto: biciclette a due ruote, biciclette con le ruotine (fanno 4ruote in tutto), tandem, skateboard, monopattini, strani mezzi triangolari a tre ruote che per fare andare avanti si deve basculare come nello sci di fondo pattinato, pattini, rollerblades, e qualcosa mi sarà di certo sfuggito.

Il turista disinformato penserebbe che qui i semafori sono lì per far colore (e in realtà forse non avrebbe torto in generale). Penserebbe che in Israele ci si veste tutti di bianco, e si mettono scarpe da tennis, crocs, infradito di  pura plastica, anche con vestiti mediamente eleganti. E penserebbe che il silenzio che regna è molto spirituale. Questo paese per 25 ore all’anno è una immensa festa di strada per famiglie, tranquilla, senza rumori ne’ musica.

Io però, ogni Yom Kippur che passo in Israele litigo un po’ dentro di me con il mio popolo, che vorrei vedere compatto a pregare al tempio e non a zonzo in bicicletta; e che vorrei sapere a digiuno e assetato come me, e non a pancia piena e con bottiglie d’acqua in mano o nello zainetto. Ci faccio pace entro l’ora di Neilà (la chiusura delle porte del cielo, a decisione presa sulla sorte di ogni vivente), quando ridiventa chiaro che i kippur-juden sono una memoria nemmeno troppo fulgida del secolo passato, e che oggi noi in Israele siamo tutti liberi di gestire i nostri dialoghi o silenzi con l’Alto dei Cieli come e quando ci pare. Come dice la barzelletta, qui è una telefonata urbana, senza prefisso.

Che sia questo il famoso post-sionismo, alla fine?

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