Il NYT sullo zerbino nei weekend era un po’ cliché, ma che bel cliché pieno, piacevole. Sapeva di caffè e French toast, Central Park, tempo per una manicure al volo, nuvole paffute, piccoli snobismi Upper West Sider, film con gli amici, cena Thai vegetariana, concerto in un giardino forse jazz forse no. 

Sì, la nostalgia è una brutta malattia, che si combatte riempiendo il quotidiano. E certo, il quotidiano telavivese non si risparmia in offerta e varietà. Però io qui ancora l’Haaretz del weekend non riesco a leggerlo e quando il venerdì lo vedo sugli zerbini dei vicini punge forte l’invidia e l’ego abbassa le orecchie.

Ripiego sull’edizione israeliana dell’Herald Tribune (in inglese), cugino povero o se non altro anoressico del New York Times – che pesava un chilo nudo, cioè tolti gli inserti pubblicitari. Il premio di consolazione è la sezione The Guide, una versione minimalista del Time Out NY. Quando rientro in Israele dall’estero in un giorno in mezzo alla settimana o peggio di domenica, e non ho il fido The Guide appoggiato al lato del divano, fino al venerdì successivo è una tortura: le fonti, signorina, controlli attentamente le fonti, era la frase preferita del mio primo capo, americano. Senza The Guide le fonti sono troppo sparpagliate su siti internet, chi lo sa cosa c’è al cinema a teatro in tivù e in città. Manca lo sguardo d’insieme.

Elogio dei giornali cartacei proprio in tempi difficili di testate intere a rischio immediato di chiusura, qui in Israele. Ma si sa, il tempismo non è mai stata la mia dote principale.

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