Il mare ritorna perfetto ad ottobre. Oggi, per esempio. E’ mosso quel che basta per mostrare meglio i colori dal bianco al blue marine, che lasciano spazio al turchese profondo alla fine del quale, in autunno, si indovina la sabbia chiara.

Il mare perfetto non è freddo: il bagno si può fare, e azzardare qualche bracciata senza andare al largo, fra i cartelli “Vietato Nuotare” che punteggiano tutta la costa. Le nuvole e il vento donano un po’ di varietà a quel cielo blu che altrimenti riflette monocolore ed inesorabile il calore della lunga estate. La sabbia non brucia più sotto i piedi, e questo mi ricorda il mio altro mare.

Poche settimane fa ho rubato due ore al pellegrinaggio veneziano, per concedermi un tempo solo mio. In vaporetto verso il Lido è viaggio che conta: il rumore tosse secca del motore, l’esser seduti a livello acqua – spruzzi di acqua salata che entrano dai finestrini ancora aperti. Sono tutte madeleine dell’anima, queste.

Accelero il passo sul Gran Viale, e guardo appena l’Hotel Ausonia, rifugio degli ultimi caffè all’aperto della famiglia ancora completa. Mi accorgo che i mosaici liberty non hanno perduto nitidezza, o forse è il cielo grigio di pioggia che lentamente si avvicina, che ne risalta i colori pastello. Non si vede la terrazza con le sedie bianche di metallo fine, sassolini rotondi per terra.

Arrivo alla rotonda per vedere il mio mare, e un’onda di realtà mi colpisce in pieno: la mia sabbia è del tutto diversa per tonalità e consistenza quella più dorata ma attaccaticcia che calpesto a Tel Aviv. Per provarlo, scendo a piantare i piedi nudi nella sabbia settembrina, lontanamente tiepida nonostante il sole sia stato pallido tutto il giorno. La sabbia cede, con il cedere del sale fino; quasi non si attacca ai piedi, ma nemmeno vola al vento.

Da oggi non potrò più camminare sul bagnasciuga a Tel Aviv, a casa, illudendomi che le sensazioni siano in fondo le stesse di un tempo. Sono davvero mille i modi per diventare grandi.

Intanto una dozzina di cocai (gabbiani) si è accucciata controvento e mi dà il tempo dell’arrivo della pioggia. Nuvole scure si intravedono su Venezia mentre il cielo sul mare è ancora libero. Sul vaporetto al ritorno la pioggia arriva. La prendo come un fatto, non intacca il mio umore né il mio sguardo.

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