Missili da Gaza ed io qui, un DVD in canna pronto a coprire la pioggia che si abbatte sulle persiane di plastica.  E invece sarebbe meglio parlarne, per quanto faticoso, per quanto parziale.

Dei bambini ormai quasi teenager, che da quando sono nati passano la vita a correre in rifugio, di notte e di giorno: pochi secondi (secondi: non minuti), da imparare a contare fin da piccoli, per raggiungere un luogo sicuro e sperare che la loro casa non venga centrata da un razzo e non si accartocci come cartapesta bagnata. E che i loro genitori si trovino in luoghi sicuri, e non per esempio in macchina: casa-scuola, scuola-lavoro, lavoro-commissioni. I pochi secondi dall’allarme all’impatto non cambiano se sei adulto: devi trovare un rifugio, e se non lo trovi ti butti per terra accanto alla macchina, ma in realtà sei allo scoperto e potresti morire. Questione di fortuna. Questione di metri o centimetri.

A Sderot e Ashkelon, fare le commissioni nel momento sbagliato ti può ammazzare.

Dei genitori, che quando cominciano a suonare le sirene devono sperare che i loro figli, tutti, sparpagliati nelle varie scuole per ordine e grado, abbiano la fortuna o la velocità nelle gambe per correre attraverso il cortile della scuola, e arrivare in tempo al rifugio. E che non abbiano crisi di panico che li immobilizzano come capita sempre più di frequente.

A Sderot e Ashkelon una crisi di panico ti può ammazzare.

E se chi legge ha la malizia di pensare che dell’altro lato qui non parlo, sarà meglio che io dica che di Gaza, dal mio salotto di Tel Aviv, non posso dire nulla. Salvo che la loro stessa vita (in aggiunta alla nostra) sta nelle loro mani. E che tutte le volte che una madre lascia che il proprio figlio vada a sparare un razzo su territorio israeliano, si rende complice del futuro probabile assassinio di suo figlio. Che sia per mano di un commando israeliano, o per attacco aereo, o per mano amica di qualcuno dei suoi colleghi che un bel giorno non lo considera più abbastanza feroce contro il nemico sionista.

I palestinesi di Gaza si meritano leader migliori, e madri sorelle e spose che li amino davvero. Da vivi.

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