10 minuti minimo nel vano scale, a ogni suono della sirena. Oppure nel rifugio, chi ce l’ha.

Qui a Tel Aviv, quasi tutti i palazzi hanno un rifugio sotterraneo, solo che dopo vent’anni di abbandono, molti son diventati la rimessa del condominio. O sono chiusi da pesanti chiavistelli di cui nessuno ha le chiavi. Il mio rifugio è pieno di mobili smessi, scarafaggi mummificati, e ci sono infiltrazioni dalle fogne che lo rendono definitivamente inagibile.

Grazie alla prima sirena, ieri sera verso le 19 locali, l’assemblea di condominio improvvisata sulle scale ha deciso di chiamare finalmente un idraulico per sistemare la tubatura malfunzionante. E i vicini che hanno abbandonato oggetti vari lungo gli anni andranno a tirarli fuori. Grazie alla seconda sirena, oggi alle 13 circa, sappiamo che domenica o lunedì dovremmo sapere se il rifugio sarà agibile.

Intanto, se la sirena dovesse suonare di nuovo durante il weekend ci si rivedrà sulle scale, tutti a chiedersi l’un l’altro “tutto ok?”. Bimbi confusi ma non isterici. Anziani lenti e rassegnati.

Tra pochi minuti, quando entrerà shabbat, accenderò il “gal shaket”, servizio di emergenza della radio che trasmette solo in caso di vera emergenza e per il resto tace per non disturbare il riposo dello shabbat. Spero davvero che taccia.

Oggi l’augurio “Shabbat Shalom” prende un significato tutto nuovo, anche a Tel Aviv.

.