Nessun missile oggi? Beh la giornata non è ancora finita. E poi c’è sempre la notte. Ma i caffè erano più pieni: Tel Aviv sembra quasi tornata la solita città che non dorme mai.

Mi sono seduta nel pomeriggio nel caffè sotto casa avendo cura di mettere tutte le mie cose vicine, pronta a prenderle con una mano sola nel caso suonasse la sirena. I secondi (secondi..) a disposizione per trovare rifugio non sono pochissimi, ma ero per la prima volta in un luogo pubblico e non volevo farmi sorprendere da Hamas con cellulare, computer, penna e block notes tutti sparpagliati sul tavolino verde.

Da ieri sera non ci sono più stati allarmi in città. Facile sperare che i nostri aerei abbiano neutralizzato tutti i lanciamissili a lunga gittata, ma è difficile averne la certezza e quindi si sta ancora in campana.

La vera novità è che mi pare di aver superato una china. Da giovedì pomeriggio scorso, al suono del primo allarme, ero entrata in sciopero informazione. Lasciavo che entrasse solo quel che filtrava inevitabilmente da Facebook, ma per ovvie ragioni gli isterici antisemiti e anti-israeliani (differenza? mah) non compaiono sulla mia pagina. Dovendo già gestire la novità dei missili sulla testa, mi pareva inutile impormi l’aggravio del solito giornalismo dei due pesi e due misure. Israele sempre la libbra di carne e zitti.

Da oggi sto lentamente allentando l’embargo. Primo risultato: un travaso di bile a leggere la para-Storia che scriveva Piergiorgio Odifreddi sul suo blog. Argomenti così estremisti da rasentare il delirio, eppure essendo un uomo di scienza l’Odifreddi è letto ed ascoltato. Mentre scrivo, Ezio Mauro ha fatto cancellare il post, e mi sento infinitamente meglio, anche se so che questa è una minuscola vittoria e il nemico mediatico è davvero ovunque. E scrive di più, e spesso meglio di me.

Dunque da oggi la sfida è prendere tutto lo stress accumulato ai suoni delle sirene e rivoltarlo contro quel che leggo di fazioso, parziale, incompleto, falso, meschino, palesemente antisemita, riguardo all’escalation con Gaza. Invito caldamente tutti a fare lo stesso: con metodo e moderazione, si può fare molto.

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