Tregua e aerei sulla testa non mi pare vadano proprio daccordo.

Da ieri, e ancora più da oggi pomeriggio, si parla con sempre maggiore insistenza di tregua. Evviva. Chi non sarebbe contento, se fosse una tregua forte? Basata su decisioni di futuri incontri diplomatici eccetera. Certo se prima avessimo azzerato i lanciamissili e le munizioni di Hamas in Gaza sarebbe molto, molto meglio. Ma con la Clinton a far pressione, capace che Netaniahu per farle piacere taglia qualche angolo e si butta sulla tregua politica prima del tempo. Le elezioni sono alle porte.

Solo che qui a Tel Aviv da più di 24 ore si sentono partire e arrivare aerei ogni pochi minuti. Il rombo dei motori scivola sui muri della città, vibra contro le finestre. Mi distoglie da qualsiasi cosa e mi confonde. A ogni passaggio penso che sarà l’ultimo. A ogni nuovo rombo spero che sia un aereo civile che fa il giro lungo per arrivare al Ben Gurion, oppure uno di quegli aerei militari che sparge volantini, e che mi auguro che gli abitanti di Gaza facciano quello che si dice loro: che si allontanino, e in fretta, i civili. Dei militanti di Hamas, mi si perdoni l’onestà, non mi curo.

Intanto continuano a venir giù missili come se piovesse in tutto il sud d’Israele, e adesso anche al centro, inclusi tentativi di raggiungere Gerusalemme. Secondo i ben informati non dovrebbero arrivarci, ma la sola notizia che Hamas prende la mira sulla Città Santa dovrebbe far scomodare mani benedicenti un po’ più potenti di quelle della Clinton. Intendo quelle che siedono al centro del centro di Roma, il fu centro del mondo.

Ratzinger: mirano al Santo Sepolcro; forse è arrivata l’ora di fermare Hamas?

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