Prima candelina (di otto, come da tradizione).

La dedico a mia nonna, che mi ha insegnato senza forse rendersene conto una preziosissima melodia di rito veneziano o ferrarese o non-lo-so ma non importa. Ormai è mia, come tutto quello che ho imparato da lei. Per appropriazione debita.

Channukka1

Raramente ci si accorge di quanto la trasmissione di tradizioni abbia a che fare direttamente con la scomparsa di chi la tradizione la trasmette. Finchè c’è stato qualcun altro che cantava anche per me il salmo n.30 dopo le benedizioni sulla channukkìa (la lampada di Channukka), non mi curavo di saperlo ridire. Ma nel momento in cui la voce familiare ha smesso di essere a portata di orecchio, si è creato subito il bisogno di riprodurla.

Oggi anche grazie all’ebraico, recuperato e ristudiato faticosamente, non faccio fatica a leggere il testo che già sapevo quasi a memoria. La cantilena lega le parole e pazienza se a volte si inceppa. Anche la nonna tentennava, in certi punti. Ritornava qualche parola più indietro e reintonava. E io imparavo ascoltando. L’importante – oggi come allora – è non perdersi d’animo e arrivare al fondo, dove il tono sale, e poi chiude con ritrovata modestia.

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