Terza candelina, è arrivato il vento e sbatte contro i vetri.

Channukka3

La dedico al Central Park di Manhattan. Luogo ventoso e verde, il punto perfetto per seguire il passare delle stagioni in mezzo alla città più città che ci sia. L’ho visto arso dal sole, bagnato dai temporali, bianco di neve, colorato di rossi impossibili d’autunno o di rosa perfetti in primavera; l’ho attraversato da sola o in compagnia di mattina, pomeriggio, sera e notte.

Le mie quattro primavere newyorkesi han sempre avuto il Parco al centro. Su di lui  si misurava la geografia tutto intorno: era il perno per le definizioni di quartiere, di vicino e di lontano. Per me che vivevo accanto al fiume, rappresentava la vicinanza con la terra, nel senso più pagano e tattile. Madre Terra.

Un bel paradosso, visto che ogni pietra e ogni ruscello, ogni dosso e ogni prato sono il frutto di una pianificazione fatta al centimetro. Tutto umano, altro che natura. Forse però è proprio perchè è stato così fortemente voluto e pensato, che il Central Park è a misura d’uomo, e noi umani ci sentiamo così tanto a casa quando ci immergiamo nei suoi sentieri. Non ne ho le prove ma sospetto che il famoso punto da cui non si vede la città sia una leggenda.

Il Parco senza la città non avrebbe senso.

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