Quarta candelina, è ritornato l’inverno, questo sconosciuto.

La dedico alle mie due amiche del cuore dalla nascita ad oggi. Anzi prima. Si narra che le nostre mamme siano partite per le vacanze estive in un anno a inizio Anni Settanta dicendo che era ora di cominciare a far figli, e detto fatto. Tre bambine, guarda il caso. Mi son sempre domandata se una di noi tre fosse nata maschio, se saremmo lo stesso cresciute così sempre insieme, almeno nei primi vent’anni delle nostre vite. Chissà.

E allora risolviamo una volta per tutte la questione della Borsetta Rossa. borsetta rossaCom’è che a me non toccava mai? Secondo me c’è ancora, fra i giochi dell’asilo della Scuola Ebraica – bisognerebbe chiedere alle attuali maestre. La Borsetta Rossa ci ha insegnato tutte le regole del senso di colpa ebraico (oggi tocca a me perchè ieri ero malata e l’avete usata sicuramente voi), della negoziazione (dai, oggi la uso io, ma voi due potete usare tutti gli altri giochi!), e della corruzione (lo so che oggi toccherebbe a te, ma se ti do le caramelle che mi ha dato Poggetto – il parnas – posso averla?).

Vado a braccio naturalmente, ma ci sono interazioni nella vita che insegnano più di qualsiasi università. La mia fortuna è che le mie due amiche del cuore ci sono ancora. Sparse per l’Europa, e io qui a godermi la santità molto secolare di Tel Aviv. Ma ci sono. E io una borsetta rossa alla fine me la sono comperata. Per dire: siamo cresciute, ma per fortuna certe cose rimangono.

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