Quinta candelina, per Torino – Torino d’inverno soprattutto.

Torino inverno

Con la corona delle montagne tutto intorno, il fiato bianco che si ghiaccia in un fumetto buffo mentre entro e ordino uno zabajone caldo. Fiorio, ça va sans dire. Le sedie di una volta, il cameriere di una volta, gli specchi e qualcosa di fortemente Savoia mi abbraccia. Regale e demodé insieme.

Ho un conto aperto con Torino, e oggi lo chiudo. Per vent’anni non ho fatto che partire, valige arrabbiate o piene di speranza, ma sempre valige. E per vent’anni non ho fatto che ritornare e scoprire ogni anno la bellezza crescente della mia città. Restaurata, liberata dalle macchine che ne ingolfavano il cuore, fino ai cancelli di Palazzo Reale. Ripulita e ricolorata, come una vecchia pellicola che aveva perduto ogni sfumatura e che ritrova la nitidezza che forse non aveva mai avuto.

Dentro Torino, a un passo dai portici reali, ci siamo noi: meno di mille ma ben piantati ai limiti della San Salvario dalla pelle multicolore. La mia comunità ebraica, la mia gente, con tutto il bene e il difficile che questo porta. Infiniti anni di attività giovanili, di ogni possibile genere di volontariato che neanche si chiama con un nome: si dice solo “vado in comunità” ed è già ovvio che si va a far qualcosa che serve, qualcosa di bello.

Questa sera alla tivù israeliana, primo canale nientemeno, si vedranno ventisette minuti di una Torino splendida. La comunità ebraica fatta di generazioni che si rincorrono da ottocento anni, con la pacatezza così tipica e struggente del torinese. Avital Merkler ha girato il film, con occhi incredibilmente attenti. Io, prima, gli ho raccontato la mia Torino e la mia comunità, gli ho portato idee e storie da usare se voleva, mentre sedevamo nel caffè telavivese sotto casa mia.

Chiusa la distanza ideale fra Torino e Tel Aviv, buona visione a chi è in Israele. (Aruz1, 22:00-22:30)

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