Sesta candelina. La dedico alle mie case israeliane.Channukka6

La prima, a Gerusalemme, in Rehov Nili. Una delle più belle strade della città d’oro. A dosso, con scorciatoie in tutte le direzioni utili. Condivisa per un anno con due ragazze israeliane in un’epoca in cui ancora l’ebraico era parole messe insieme a fare frasi brevi, verbi coniugati con la fantasia dello studente. Aveva un balcone bellissimo, perfetto per cenare fuori nelle sere d’estate. Oggi quel balcone mi manca.

La seconda già a Tel Aviv, Weizmann/Beeri. Due alberelli tondi di aranci cinesi ai lati del breve vialetto dell’ingresso. Era a a pianoterra, circondata dal giardino del palazzo. La camera da letto ricavata dall’ex balcone. I padroni di casa, figli di fondatori del Kibbutz Degania. Un divorzio nella famiglia, e dopo un anno ho dovuto cercare un appartamento nuovo.

Il mio indirizzo attuale è più vicino al mare. Una strada corta e piena di alberi, in centro ma protetta dalle strade principali da sensi unici propizi. Frase più frequente che mi sento rivolgere sotto casa: “vai via con la macchina?” da guidatori esasperati dalla ricerca di parcheggio. Dal pianoterra di Weizmann sono passata a un quarto piano. Da una casa tutta bianca, ad una in cui la finestra che prende tutto il lato del soggiorno è di legno scuro, piuttosto inusuale nella bianca Tel Aviv. Un muro rosso mattone e uno meno visibile verde scuro mi han convinta subito: questa è stata da subito casa.

— vedi anche “Paul Auster è vissuto in 21 case

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