21 seggi ancora incerti, secondo l’ultimo sondaggio: il 18% degli israeliani non sanno per chi voteranno. A naso direi che molti di questi sono nuovi immigrati (olim chadashim) occidentali, e moltissimi giovani.

Yair Lapid (Il Bello, ed incollocabile, ex-giornalista televisivo) continua a non convincermi, eppure rientrerei nel suo maggiore bacino elettorale: donna, fra i 25 e i 45 anni, educazione universitaria. Però ha fatto una cosa piccola e geniale: ha pubblicato il suo programma anche in inglese. Così, oltre ai finanziatori americani, anche migliaia di olim di lingua madre inglese  si sono innamorati all’istante, anche per mancanza di paragoni. olim

Anzi no, anche il Naftali Bennett dal sorriso sornione e bonario ha messo qualche soldo nei sottotitoli e ha conquistato i destri naturali fra gli stessi anglos (maggioritari in ogni caso) con un filmino in stile Art Attack che risolverebbe per sempre il problema palestinese. Paladino dei coloni, supera persino il suo vecchio mecenate Bibi nella politica della paura: puro populismo da allarme rosso, che pare francamente strano funzioni così bene in un paese abituato agli allarmi rossi dalla fondazione ad oggi.

I due si fanno concorrenza a colpi di sorrisi colgate e occhiolini alle signore. Sono loro le sorprese nei sondaggi elettorali, con una quindicina di seggi a testa. Raccolgono consensi poco politici e molto viscerali; si circondano di donne e di giovani, anche per mostrare che non tutti loro voteranno Meretz (l’unica sinistra ancora riconoscibile come tale), o Avodà. Alla fine, potrebbe non bastare all’Avodà – comunque in crescita – aver schierato le giovanissime stelle della quasi-rivoluzione delle tende del 2011: Stav Shaffir e Yitzik Shmuli.

Azzadro l’ipotesi che chi prenderà i voti dei giovani farà la differenza, nelle prime elezioni in cui i giovani sono chiamati a prendere posizione come categoria umana prima ancora che politica.

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