I cocai a Malamocco girano bassi, dunque il cielo laccato di azzurro compatto entro sera si rovinerà di nuvole. Venezia, laggiù, si sveglierà domattina lavata a nuovo: colori raggianti sulle case e sulle chiese. Leggi di natura; osservale pure scettico con le braccia strette nel gabardine color oltremare se vuoi, ma è inutile attardarsi per poi farsi sorprendere dalla pioggia. A meno che prendere la pioggia non sia il fine ultimo di questo esercizio di lettura nei circoli che i gabbiani srotolano sul blu. In questo caso, il cappello bianco di lana spessa con la visiera nera è il tuo unico ombrello, e basterà.

corto cocai

Corto Maltese ti ho scoperto un pomeriggio d’estate, troppo tardi o troppo presto, sul lungo-laguna di Malamocco, a pochi passi dalla casa semplice e anonima di chi ti disegnava ad acquerello sotto il mio stesso cielo. Un giorno di autunno lidense ho poi legato la bicicletta President del nonno e a piedi sono passata accanto al portoncino sperando di vederlo uscire, l’artista, il raccontastorie. In jeans, mani in tasca e capelli ancora corti. Una signora infreddolita è uscita dalla casa accanto.

Chissà che cosa gli avrei detto. Se Corto non esiste come hai fatto a crearlo così definito, così a fuoco anche quando non in primo piano? E se esiste dov’è, dove è andato a vivere avventure veneziane e caraibiche, mezza sigaretta fra le labbra mentre sta appoggiato a una balaustra su di un peschereccio in mare aperto?

Sono rientrata sfidando la pioggia che iniziava a cadere, infreddolita anche io e senza risposte, ma senza più avere troppo bisogno di fare domande.

.