Tempo di “Frisensal”, di già? E dove le trovo le tagliatelle all’uovo? Mica ovvio in Israele.

Ogni anno Shabbat Beshallach mi sorprende, anche se vado al tempio ogni sabato, quasi sempre in tempo per la lettura della Parasha. Quando si arriva al Faraone che decreta l’infanticidio, e poi alla nascita di Moshè, dovrei cominciare a contare le settimane. Invece no, mi sveglio sempre a Bo’: ultime tre piaghe, morte dei primogeniti, triplice descrizione di obblighi e proibizioni per il primo e tutti i futuri Pesach.traversata_mar_rosso

Sabato prossimo si esce già dall’Egitto, dunque. Come ogni anno, di fretta; forse allora il mio non contare le settimane ha qualcosa di davvero atavico. Senza far lievitare i pani – ma prendendosi il tempo per chiedere in prestito ori e argenti ai perfidissimi schiavisti egiziani. Daccordo, equo danno all’oppressore dopo generazioni di schiavitù. Allora almeno li useremo per comperare armenti, terra? Non proprio: prima ci facciamo un vitello d’oro e poi raddrizziamo faticosamente la rotta con la costruzione del Mishkan (Tabernacolo).

La mia argenteria residua e baluardo di libertà sono le ricette di famiglia. Più preziose dei rubini. Il sabato dell’uscita dall’Egitto, a casa mia ci si sofferma sul post-Yam Suf, cioè la chiusura del mare dietro il popolo d’Israele. Gli egiziani quasi raggiunsero i nostri eroi, ma il mare si richiuse sopra di loro: e noi, come sempre a marcare lo scampato pericolo, mangiamo. Tagliatelle (onde del mare) con rondelle di salciccia (ruote dei carri egiziani), pinoli (mozzi delle ruote) e uvetta (eh, si, le teste degli egiziani).

Nessuno sa dire perchè il piatto si chiami Frisensal; un po’ di mistero non guasta mai.

.