Questa è Israele, per quelli che vogliono e per quelli che non vogliono saperlo.

La faccia bella del paese, quella telegenica, daccordo. Ma pur sempre molto più variegata di quanto noi stessi che qui viviamo siamo abituati a pensarla. Per esempio io non ho una Salma di Kfar-Qasem per amica. Invece conosco Tom: per i giri strani che fa la vita ho visitato casa sua anni fa, quando cercavo casa a Tel Aviv, e poi l’ho reincontrato più volte. E Jacky non la conosco di persona ma mi risulta familiare, con la parrucca un tono o due troppo bionda e le spezie forti in cucina.MasterchefIL

Sono i tre finalisti del Master Chef israeliano, che io peraltro non ho guardato: il mio fastidio fisico per i pseudo-reality non è cambiato nelle peregrinazioni intercontinentali. Ma se la televisione spreme i personaggi fino a farne un nome e un aggettivo, il concentrato telegenico della fotografia qui a lato è tanto superficiale quanto significativo. Una giovane donna musulmana con il velo, un tedesco che si è convertito all’ebraismo e vive a Tel Aviv, una donna ebrea ortodossa con tanto di parrucca (e non cappellino o foulard). Tutti uguali davanti alla legge, e davanti ai giudici stressanti ed aggressivi del programma.

Siamo tutti così abituati a misurare Israele (anche dal suo interno) sulla base di successi o  insuccessi diplomatici nel ricatto mediatico dell’occidente, per il quale non saremo mai all’altezza (start-up a parte) finchè non sarà risolto il nodo originale dello stato sì / stato no dei Palestinesi, che ci dimentichiamo di che pasta è fatto il paese reale.

La pasta di questa foto: salata e dolce, morbida, croccante, saporita, delicata, forte nella sostanza perchè fatta di un grande numero di ingredienti moderni ed antichi, che non sempre riesci ad identificare al primo morso.

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