Sanremo è nostra, almeno per una sera. In sole tre ore si sono contati: un cantante italiano con kippà che non si esibisce di shabbat; una super-model israeliana oggettivamente splendida e anche simpatica; un cantante israeliano, stella in ascesa a livello internazionale, forse faticoso al primo ascolto ma con un punto di fascino musicale notevole.Bar+Refaeli+Asaf+Avidan+Festival+di+Sanremo+R3Ka2wXxtdjl

Quand’è stato che si son visti tre buoni ebrei, che peraltro nemmeno si conoscono fra loro, sul palco del Festival? Mai, direi. Asaf Avidan, dopo essere stato presentato da Bar Refaeli in rosso, e dopo aver fatto alzare in  piedi tutto l’Ariston, fa anche il bis – e sembra quasi davvero sorpreso, come se non avessero provato il tutto prima fino alla nausea.

Dunque è chiaro, il complotto sionista ha conquistato Sanremo. Oltre a tutto, la “Mamma non lo sa” degli Almamegretta è tormentone automatico. E lo spazio media conquistato dal rifiuto di Raiz di cantare venedì sera emergerà ai voti.

Possiamo dichiararci soddisfatti, e lasciare Raiz da solo a tenere campo. Bar è già ritornata in Israele, e Asaf spero sia andato a rivedere il taglio di capelli da qualche guru dell’immagine. Sanremo rimane nostra almeno fino a stasera, quando sul palco non ci saranno Fratelli Maggiori ma magari ci salirà qualche altro rappresentante di realtà culturali, religiose, famigliari, oddìo perfino etniche “diverse”.

Se chiedete a me, non guasterebbe ampliare la scala cromatica delle facce che frequentano quel palco, ma si sa, sono di parte.

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