La morte dell’artista è in qualche modo più definitiva di altri tipi di fine. Come per gli scrittori, come per i compositori di qualunque genere di musica, parola, forma. Perchè con la morte la produzione finisce, si interrompe per sempre. Da un giorno all’altro è definitivo: non ci sarà più un nuovo libro, il vernissage di una nuova mostra, o la prima del nuovo film.Casorati2

Io Francesco Casorati non l’ho conosciuto di persona – o, se è accaduto, ero troppo piccola e probabilmente stavo in silenzio composta vicina a mio padre che mi aveva portata a vedere una sua nuova personale da Fogliato o in qualche altra galleria torinese. Forse per questo oggi, aprendo la Stampa online come ogni mattina,  il primo pensiero è stato davvero egoista: non ci sarà più una nuova mostra di Casorati, non avrò più la possibilità di mettermi bene in centro a qualche passo di distanza dal quadro scelto per il catalogo e decidere se mi piace o no, e perchè. E poi voltarmi, e cercare il quadro che a me piace di più di tutta la mostra, quello che mi racconta più cose, che mi parla direttamente.

La serie marina, con le onde increspate e navi o barchette di carta che trascinano agganciati ad ami enormi pesci, giocattoli, oggetti, mi era piaciuta moltissimo. Sono  tutti quadri nel quadro: appesi al bordo superiore con tiranti. Nel naufragio qui a lato il filo rosso trattiene la nave che si immerge, o ne rallenta soltanto la discesa, o invece nel suo non esser teso è causa del suo inabissarsi? Ecco una domanda che non ha più un destinatario.

Naturalmente Casorati oggi è nel paradiso degli artisti, oppure, se il paradiso non ci fosse, passerà l’eternità a rimirare la sue colline dalla morbidezza nebbiosa di Pavarolo. E se anche non gli arriva il profumo del fritto misto alla piemontese più buono del creato, beh, ci son pochi posti tanto adatti al riposo eterno.

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Nella foto “Il Naufragio”. Preso online, spero che nessuno della famiglia mi farà causa per i diritti.