Tutti gli autobus sono uguali, solo, alcuni sono più uguali degli altri. Non so. Diciamo che alcuni sono più veloci e meno cari.

BusAriel

Si parla molto del sovraffollamento delle stazioni degli autobus di linea fra West Bank e Israele, condivise da palestinesi e israeliani che vivono negli insediamenti, di risse per salire (ne ho viste e subite anche solo alla Stazione Centrale a Gerusalemme, per cui ci credo), e di condizioni di viaggio globalmente inaccettabili, in particolare per le donne. Fino a ieri centinaia (migliaia?) di palestinesi per andare al lavoro in Israele viaggiavano però soprattutto su mezzi “privati” (leggi: pirata), pagando cifre da strozzino per la corsa express, che evita i posti di blocco causati dagli insediamenti.

Da ieri, questi pendolari hanno a disposizione, su due tratte fra la West Bank e il centro di Israele, anche autobus provvisti dal Ministero dei Trasporti (israeliano, ovviamente). Le due nuove linee costano quanto il biglietto regolare extraurbano e non attraversano gli insediamenti israeliani; di conseguenza non ci si ferma a molteplici check point, velocizzando, mi par di capire, sia l’andata che il ritorno. Il Ministero parla di possibili aggiunte di ulteriori nuove linee, nelle tratte ancora sovraffollate e non raggiunte dal servizio pubblico. Ma ci è voluta una dichiarazione ufficiale per sottolineare che nessuno impedisce a qualunque palestinese di continuare ad usare le linee condivise per entrare in Israele.

Da quest’inizio di storia emergono due realtà:

1. Un numero molto elevato di lavoratori palestinesi impiega una media di quattro o cinque ore al giorno per recarsi al lavoro e ritornare. Fino a ieri per molti era inevitabile fermarsi a ogni check point e questo allungava ancora i viaggi. Può fare impressione, ma va detto che in Israele è molto comune lavorare a una o due ore da casa – tutti: israeliani, palestinesi, per non dire dei lavoratori stranieri.

2. I media si sono dimostrati incapaci di declinare la notizia in modo comprensibile al pubblico israeliano e a quello palestinese, e da sinistra come da destra si son levate urla di orrore per una decisione tutto sommato pragmatica, che se ben gestita potrebbe produrre ottimi risultati proprio per la qualità della vita dei lavoratori palestinesi.

Aspetto al varco il solito velinaro europeo o americano che proporrà la storia degli autobus israeliani segregati, con duri accenti che descriveranno l’apartheid presunta. Forse, il velinaro semplicemente non aspettava altro.

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Disclaimer: quanto scrivo qui si basa alcuni articoli usciti in inglese sui siti di informazione israeliani, e sui telegiornali. Ci vorrebbe di più per mettersi a scrivere, ma i miei 25 lettori si accontenteranno per oggi. Salvo correzioni, che metterò nei commenti. 

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