I difensori di Israele a volte mi danno l’orticaria.

Troppo di destra perchè io possa approvare le loro ragioni. Troppo aggressivi nei termini che usano. Troppo facili nei discorsi basati su di un sionismo spesso ridotto al minimo termine di viva gli ebrei e abbasso tutti gli altri. Troppo, davvero troppo vittimisti, nell’abuso dei molteplici tentativi di genocidio che abbiamo passato per promuovere la perfezione in terra israeliana.

Negli anni newyorkesi sentivo regolarmente al tempio e altrove discorsi e lezioni che giravano intorno al perno (da tutti acquisito senza discussione) che noi ebrei abbiamo visto sorgere e declinare imperi e regimi ovunque nella storia; e che per quanto re, dittatori, presidenti democraticamente eletti, o agitatori abbiano cercato di annullarci, sterminarci, siamo sempre sopravvissuti. Questo dimostrerebbe che siamo nel giusto, come persone, famiglie, popolo, ed ora Stato di Israele. Assioma sopravvivenza – superiorità etica. Inutile dire quanto sia pericoloso, vero?facebook-Israel

All’epoca davo la colpa al superficiale sionismo americano (pieno di sensi di colpa), su cui spero qualcuno abbia scritto libri di antropologia culturale. Ma oggi che il mio mondo è perfettamente globalizzato, e che su Facebook vedo post in italiano, inglese, ebraico, russo, arabo, francese, spagnolo, greco, turco, svedese, la dialettica non è purtroppo migliorata, anzi. Adesso tutti pensano di poter informare, e fare la differenza; tutti postano, commentano, condividono – usando ben pochi filtri – ogni volta che succede il minimo incidente in Israele. Io compresa, si intende. Solo che quando l’argomento è Israele si possono produrre molti più danni che benefici se non si usa un po’ di sechel (sale in zucca).

Prima di postare o condividere qualunque testo, filmino, youtube pro-Israele dovremmo tutti fare sempre un bel respiro e chiederci: il contenuto fa davvero del bene a Israele? L’origine delle notizie citate è credibile? Chi lo firma? Il tono è fattuale o propagandistico? E’ comprensibile alle persone che leggono i nostri post? E infine: quanto è attaccabile? E se attaccati sapremmo rispondere senza aggredire o limitarci a vuoti slogan?

Oggi difendere Israele è una cosa che in teoria possono fare tutti. Ma non tutti hanno gli strumenti intellettuali per farlo. Sarebbe bene ammetterlo, e scegliere per bene che cosa far girare sulla rete.

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