Le bandiere cominciano a sventolare dal giorno dopo Pesach, cioè due settimane prima di Yom HaAtzmaut (Giorno dell’Indipendenza, festa nazionale: fuochi d’artificio, scampagnate e barbecue d’ordinanza).

Dal mio arrivo in Israele, ogni anno – siamo al quinto – mi domando se la cosa sia organizzata in modo che nel giorno di Yom HaShoah, il nostro Giorno della Memoria, che cade proprio a metà fra fine Pesach e Yom HaAtzmaut, le bandiere bianche e blu abbiano già inondato il Paese, e con esse un’aria festiva. E’ il mestiere i qualunque bandiera, no, fare allegria?flags

Complice anche un deja-vu americano: il mio primo anno a Manhattan è stato il 2002, in pieno post-trauma da Undici Settembre, e tutta l’isola era stracolma di bandiere americane: ogni negozio, automobile, ogni entrata di palazzo. Stelle e strisce ubique.

In Italia l’inondazione di bandiere c’è stata invece nel marzo 2011, ma io non c’ero. Un reportage fotografico di mio padre mi ha avvicinata alla Torino  inedita, debordante di colori e quasi commovente. Era dalle Olimpiadi che non si vedeva tutto quel rosso. Torino quasi di nuovo capitale, eh, ci sarebbe forse piaciuto.

Che sia consolatorio o di pura celebrazione, tutto quel sventolare al vento di aprile non può fare che bene. Questa sera, vigilia di Yom HaShoah, come ogni anno sarò in un luogo affollato di giovani e di vecchi insieme; e soldati in divisa.

Fa bene al cuore vedere quel che siamo diventati, nonostante tutto, in sole tre generazioni.

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