Musica diffusa, sole e fiori di tanti colori: uno dei miei luoghi preferiti per pettinare i pensieri e per fare lunghe telefonate. Mi siedo qui, sul bordo della aiuola, di fronte a me la bianchissima HaBima, il Teatro Nazionale. In Israele tutto è nazionale, almeno quanto a Torino tutto è Regio o Reale, perfino il club della ginnastica.Garden HaBima

Il venerdì mattina, quando i bambini sono ancora a scuola a finire la loro lunga settimana di studio, e noi adulti invece siamo liberi, qui c’è una pace pura e musicale. Intorno a chi si siede sugli alti gradini che scendono fino ai fiori, ondeggia musica classica o di opera, notissima ma soffusa. Molti leggono. Altri a coppie o gruppetti si sono presi un momento di pausa fra le commissioni del venerdì, o si sono incontrati qui per chiacchierare. I turisti rumorosi per fortuna non hanno il tempo per fermarsi, fanno fotografie al volo e proseguono.

In ogni città servono luoghi di solitudine non solitaria: a Manhattan la mia panchina davanti al Boat Basin, e quella in Bryant Park accanto ai giocatori di scacchi; al Lido di Venezia un masso piatto sul molo davanti alle capanne con il tetto di paglia sulla spiaggia; a Tel Aviv uno è questo. Un altro è sulla tayelet (promenade), proprio davanti al mare, che con la sua, di musica, mi fa sempre suonare in testa il Conte di “Genova per noi”.

Come il mare, anche la musica fra i fiori davanti all’HaBima si muove anche di notte e non sta ferma mai. Una colonna sonora ideale, per stare qualche minuto immobili, qualunque ora sia, nella città che non dorme mai.

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