Mia nonna ragazzina non l’avevo mai vista.

Poi ieri sera, ritorno a casa da una riunione lunga, faticosa e inutile e mi ritrovo la faccia a tre centimetri dallo schermo del computer, a cercare volti noti in un album online appena arrivato via email. Autore il cugino collezionista di memorie. Buon sangue non mente.

Un album ferrarese di fotografie di inizio anni Trenta: che cosa strana da mettere online. La carta con i bordi a ondine, lo spessore un po’ irrigidito delle fotografie, tutte cose che non posso sentire. Ma vedere mia nonna ragazzina ai raduni annuali con i suoi amici del “Giornalino”, il sorriso un centimetro più aperto di quel che ho mai visto io, quello sì. I cappottini stretti in vita, le gonne tre quarti a campana, i cappellini tondi e leggeri sui suoi capelli scuri, ondulati non so se dalla messa in piega o per natura. La leggera sfrontatezza con la quale guarda sempre dritto in camera, abbronzata e sorridente.

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Attimi prima della tempesta. Le sorelle della nonna poco più che bambine, a volte ancora vestite alla marinaretta, impossibile non riconoscerle nonostante gli anni e adesso la vecchiaia. Le amiche in posa, ragazze e adulte nella stessa espressione. Anni dopo, una di queste amiche, carnagione scura e occhi grandi, fece i documenti falsi con i quali i nonni si salvarono.

Erano una compagnia di amici che negli anni si sono sempre tenuti in contatto e aiutati a vicenda. E dire che fra loro si chiamavano “Grilli”.  O tempora, o mores.

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