Israele, si sa, è un paese piccolo piccolo. Per dare un’idea, anche comprendendo il Golan (che – pare – prima o poi ci toccherà restituire, vini compresi, ahinoi…) parliamo di poco di più di 22 mila chilometri quadrati. Paragone? La Lombardia da sola ne fa 23 mila e rotti. Poi c’è l’altra questione, quella della forma: Israele è lunga e stretta, una strisciolina di un centinaio di kilometri.

Dunque mi trovavo qualche giorno fa a zonzo per la Emek Beit She’an, direzione Kibbutz Sde Eliahu, per festeggiare l’ultimo matrimonio di questa infinita stagione di vestiti bianchi e balli e cene e tagli delle torte. Essendo ormai novembre, la sera cala prestino, e alzando gli occhi chiedo ai parenti in macchina: cosa sono le luci su quelle alture proprio qui davanti, così vicine? pare un lunghissimo paesino che prende tutte le colline da un lato all’altro dell’orizzonte. Ah, è la Giordania, rispondono senza fare una piega (neanche un plissé diceva Jannacci, ma loro non lo conoscono temo). Ah, dico, però, parecchio vicini, i nostri vicini…

Tempo dieci chilometri, continuano le parole da viaggio in macchina, e il navigatore viene ignorato per un attimo nelle chiacchiere allegre e multilingui. E come d’incanto, eccoci ad entrare senza possibilità di evitarlo in un’area in cui si sta costruendo una nuova strada. Davanti la Giordania, a destra la West Bank. Noi su un’auto decisamente non 4×4, e un fanale solo (capita!), e intorno il buio totale: terra che si alza al nostro passaggio, niente luna. Ci concentriamo sui solchi lasciati da chi ci ha preceduto, teniamo alto il morale e leggere le battute sul trovarsi davanti un soldato che non vesta la nostra divisa, e alla fine ritroviamo la strada principale.

Che poi, con la Giordania siamo in pace da un sacco di tempo, no? Al ritorno faremo più attenzione al navigatore, ma la piccola deviazione ha impolverato soltanto la carrozzeria, non il nostro umore. E mazal tov agli sposi!

Daniela Fubini, Tel Aviv – Twitter @d_fubini

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