La strada verso nord, se percorsa in autobus di linea, è tutta verde sia fuori che dentro. Sfilano chilometri di palme e bouganville sempre in fiore arrampicate su ogni spalletta e ponte e muretto, erba corta ai bordi dell’autostrada, palazzi nuovi e gru al lavoro; si indovina il mare là a sinistra, e per qualche istante lo si vede, mischiato al cielo incerto della mattina.

Verde è l’autobus, il classico Egged non proprio fiammante, con autista burbero e spiccio che se però deve aiutarti a scendere alla fermata giusta è capace di telefonare alla centrale o al cugino della sorella che vive proprio nella zona che attraversiamo. Una benedizione, la totale mancanza di codice nei comportamenti: per definizione, tira fuori il meglio dalle persone.

Verdi i compagni di viaggio, quasi tutti soldati di leva in trasferimento da casa a base o da base a base. Assonnati e rassegnati ad un altro viaggio, ad una prima occhiata paiono tutti uguali, ma a guardare bene gli scarponi o i mezzi stivali hanno colori diversi, il cappello appuntato alla spallina sinistra è arancione, rosso scarlatto, verde in varie tonalità, e naturalmente le mostrine dovrebbero essere l’indicazione principale di appartenenza ad un corpo o ad un altro. Non per gli analfabeti come me però. A me rimane una vaga memoria di una tabella in bianco e nero con i disegni delle mostrine, studiata senza grande trasporto all’ulpan (e i quasi sei anni di distanza da allora si sentono).

Dicono i genitori dei soldati ventenni di oggi, che ai loro tempi ce n’erano molti di più di soldati sugli autobus. Erano molte meno le famiglie che potevano permettersi una macchina e con essa anche il tempo per fare da tassisti ai figli militari. Oggi tutti hanno la macchina e molti lavorano con una flessibilità di orari e di luoghi che vent’anni fa era impensabile.

Israele vista dall’autostrada, il bianco delle case, il verde di tutto il resto.

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Pubblicato su Pagine Ebraiche di oggi: http://moked.it/unione_informa/131125/131125.html

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