I mini-blindati color rosa pallido che salutavano i nostri arrivi a Gerusalemme, all’altezza di Shoresh per essere precisi, dalla settimana scorsa sono stati retrocessi. Da pilastri della Storia tangibile e visibile nel quotidiano, a oggetti da museo.shaar hagai

Vero, forse in un museo (anche se all’aperto, nel parco di Shaar HaGai) saranno conservati meglio e non sarà più necessario dar loro mani di vernice ogni volta diversa: in soli sei anni da israeliana li ho visti beige, color crema, rosa pallido appunto, e grigio/verde. Vero, messi lì in fila come le macchinine giocattolo di un piccolo gigante, occupavano lo spazio di una intera carreggiata della già stretta salita a Gerusalemme, ed è una benedizione l’allargamento di quel tratto di strada.

Però, se non verranno rimessi almeno a lato della strada, da adesso in poi mancherà uno dei fondamentali monumenti vivi dell’epopea della guerra del 1948. Quei veicoli blindati che oggi paiono poco più che giocattoli sono quelli che percorrevano l’allora pericolosa strada per Gerusalemme, trasportavano persone, viveri, armi, con perdite di molte vite e racconti che tutti sanno da queste parti: le imboscate, i cecchini. E sono stati spostati (per sempre?) proprio nella settimana del 29 novembre, anniversario (un tempo festeggiato in pompa magna nelle scuole israeliane) della risoluzione dell’ONU nel 1947 che ratificava l’esistenza dello Stato d’Israele – e dava inizio alla guerrra. I testimoni ancora vivi di quei mesi sono tutti ultra-ottantenni, e non potranno raccontarci quelle storie per molti anni ancora. Loro non avevano bisogno dei mini-blindati ad eterna memoria: noi sì.

Ma erano i giorni del lutto nazionale non dichiarato per la morte improvvisa del “cantante nazionale” Arik Einstein, e tutti stavamo con le orecchie appiccicate a qualsiasi radio, alla musica diffusa nei grandi magazzini e perfino nei parcheggi, a gruppetti di ragazzini con chitarre che ripetevano come un mantra – o come preghiera laica – le parole del poeta, attore, cantante, spilungone spiritoso appena scomparso.

Sapremo sempre dove eravamo quando è arrivata la notizia della morte di Arik Einstein. Non sapremo invece dove eravamo quando un pezzo di Storia di Israele è andato in pensione. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

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Pubblicato in Pagine Ebraiche 24 ieri: http://moked.it/unione_informa/131202/131202.html

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