Qualunque cosa stiate pensando, dai colori della bandiera (blu e bianco), al mare (di un gran bel bleu), al cielo, a variazioni cromatiche sul tema dell’azzurro scuro: sbagliato. Blu, nel senso di freddo blu. O freddo cane, che ho appena scoperto si dice anche in ebraico (suona: kor klavìm), grazie alla nevicata dei giorni scorsi.

Inutile indorare la pillola: anche senza neve, in Israele d’inverno noi che siamo cresciuti in Europa battiamo i denti. L’inverno qui inizia solo a dicembre e finisce già a marzo, quindi la sofferenza dura relativamente poco. Però l’impatto con un mondo in cui c’è lo stesso freschetto fuori e dentro casa, e non esistono i riscaldamenti attaccati ai muri di ogni stanza, ci riempie di confusione.

A woman swims in the pool at the David Citadel Hotel during a snow storm in Jerusalem

Primo: com’è che in Israele non si è mai sviluppato un sistema per stare bene in casa anche nel breve inverno, visto che per la lunghissima estate invece sono tutti super-organizzati? Secondo (curiosità personale): ma come fanno i zabar a girare in camicia anche a 8 gradi centigradi? Mica tutti avranno servito nel Golan e si saran fatti tre anni su e giù per il monte Hermon, acquisendo come noto uno strato di amianto sottopelle che li protegge poi a vita da ogni escursione termica da -5 a +42 C°? Mistero.

Quello che è invece chiarissimo è che tutto questo israelianissimo sottovalutare il freddo e scherzarci sopra non ha aiutato le oltre 35mila famiglie che durante la tempesta di neve sono rimaste senza elettricità per anche tre giorni, Shabbat compreso, soprattutto a Gerusalemme e dintorni, e in tutto il nord del Paese. Pochi, troppo pochi si erano organizzati con riserve di cibo e di acqua e generatori di emergenza. I condizionatori usati come riscaldamento sono un rimedio blando contro gli zero gradi, e appena la neve ha cominciato ad abbattere alberi e a rompere cavi elettrici, oltre alla luce è spesso mancata anche l’unica fonte di riscaldamento.

Pare che una tempesta come quella appena passata arrivi in questa zona una volta ogni cento/centovent’anni. E sarà meglio. Intanto, freddo blu; perfino a Tel Aviv.

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Uscito su “Pagine Ebraiche 24” di oggi – 16 dic 2013 – http://moked.it/unione_informa/131216/131216.html – Nella foto una signora ritiene sia sano nuotare nella piscina (ok, ok, riscaldata) del David Citadel Hotel mentre nevica. Si spera fosse per lo meno lappone, la signora.

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