Sde Dov pare tutto meno che un aeroporto. Più simile ad un magazzino che per strani motivi ha una sala d’attesa. O al cortile di una scuola elementare all’ora del ricevimento genitori. Bambini sovraeccitati scorrazzano con israeliana anarchia e decisamente senza scarpe, madri tirano fuori da borsoni a tracolla dei passeggini ogni genere di mercanzia alimentare e non, padri infastiditi dal concetto stesso di attesa parlano al cellulare o comperano ai bambini ghiaccioli nell’unico bar, grande quanto uno stanzino per le scope ma superaccessoriato di caramelle e cioccolatini.
Il caffè è pessimo, ma a me Sde Dov piace moltissimo. E’ la faccia stessa di questo paese: piccolo e stracolmo, sempre in movimento anche se si tratta di prendere un aereino piccolo piccolo e farsi lanciare da una fionda gigante fino ad Eilat. Il top della libertà, da queste parti: volare, ma non lasciare il paese.

Per “Dov” si intende Dov Hoz, pioniere dell’aviazione israeliana, cognato del Moshè Sharett che fu poi il secondo Primo Ministro d’Israele. I due facevano parte di una non sempre allegra combriccola di telavivesi che incrociò le proprie vite negli anni Venti e Trenta, anni di piccole unità clandestine poi confluite nell’esercito regolare dopo il ’48, compravendite di terre con arabi inturbantati, costruzioni di piccole villette mono o bifamiliari che oggi stanno facendo la fortuna di restauratori o di costruttori di grattacieli.

Gli aereoporti sono di solito luoghi remoti, cui si arriva per lunghi rettilinei autostadrali. Non Sde Dov: stando in spiaggia a Tel Aviv si è a poche centinaia di metri dalla pista di atterraggio, che si allunga di poco oltre la fine del Namal, il porto subito a nord del centro città. Il mistero che si portano dierto gli aerei in decollo o atterraggio, lo si può osservare stando placidamente sdraiati in costume da bagno, sempre che i bambini di accompagnamento non piantino la grana che loro, gli aerei, vogliono vederli proprio toccare il suolo. E allora via, passeggiata di dieci minuti oltre il faro, e effettaccio assicurato.

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Pubblicato in Pagine Ebraiche24 il 12 maggio 2014 – http://moked.it/unione_informa/140512/140512.html

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