Ma dove corrono tutti, in questi giorni? Uno cerca di pedalare placidamente fino al lavoro alle otto del mattino, e la città è avvolta in una elettricità nuova, che si traduce fra l’altro in passanti che attraversano le visibilissime strisce della ciclabile senza guardare, mentre parlano al telefono o scrivono sms o email camminando di fretta. E nel fare la jimcana fra i passanti distratti, bisogna anche cercare di non centrare in pieno i nuovi corridori del mattino, che pullulano in numeri allarmanti, sudati e con l’aria decisa del comandante che porta il battaglione verso vittoria sicura. Al ritorno la sera, stessa scena di zigzagamenti contro ogni logica e regola del traffico, ma da parte di persone vestite normalmente e con scarpe non da ginnastica: ma comunque, impegnate nella staffetta fra i negozi.

Insomma, siamo a quasi un mese dalla Night Run, la corsa di 10 chilometri che attraversa la città, e siamo anche a pochi giorni da Rosh Hashana (che mette fretta a tutti, con le compere e i regali e la spesa per le numerose cene, e il sistemare la casa che arrivano ospiti). Siamo anche a valle di una guerra che ha tolto a tutti noi l’estate e ci fa sentire la fretta di chiudere con questo anno ebraico 5774 che prima se ne va e meglio è. Quindi sono grata di non essere una amante della corsa, perchè mi immagino cosa sarebbero queste settimane se alla abituale frenesia delle feste dovessi aggiungere un’ora e mezza fra uscita, jogging, sudore, doccia, colazione e ri-uscita di primo mattino.

Mi basta la buffa sensazione delle feste ebraiche che somigliano a tutte le feste stagionali in ogni paese del mondo: diventiamo tutti più buoni, ci occupiano un po’ di più della famiglia, facciamo giri di telefonate e mandiamo email con auguri mielosi, e facciamo della beneficienza. Se non fossi certa al mille per cento di vivere in un luogo assolutamente unico per un numero infinito di motivi, direi che tutto il mondo è paese.

– pubblicato il 22 settembre su Pagine Ebraiche24