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Lo spiedino elettorale è l’immagine che più mi rimarrà di queste prime elezioni da attivista politica.

Ho passato la serata di ieri in un seggio dei centro di Tel Aviv, a controllare la chiusura del seggio e la conta dei voti. Al mio arrivo il segretario di seggio stava preparando gli spiedini per il conteggio. E finalmente ho capito perchè qui si vota mettendo in una busta un foglietto di carta con la sigla del partito prescelto. Quei foglietti, oltre a semplificare il voto per i molti cittadini analfabeti (nel senso dell’ebraico: nuovi immigrati che magari parlano e leggono altre 5 lingue, ma non l’ebraico), sono praticissimi in fase di conteggio. Tutto perfettamente blu bandiera – seggio, scatolone con feritoia, buste e, appunto, spiedini.

spiedino elettorale

Si aprono le buste e ogni foglietto viene letto ad alta voce, e poi sadicamente infilzato in uno spunzone (di plastica).  Così fra l’altro, in caso di riconta è un attimo. E in effetti a metà procedimento ho debitamente fatto ricontare i voti del mio partito, l’Avodà, perchè a me ne risultava uno in più. Ho accettato la riconta che dava ragione al segretario di seggio. (Un sms delle 22:01 lampeggiava e mi ricordava di combattere per ogni voto)

Segnando uno ad uno a penna blu sulla Moleskine i voti espressi nel seggio, è stato subito chiaro che gli exit poll sentiti alla radio un attimo prima del conteggio erano tremendamente corretti. Yair Lapid in testa in centro a Tel Aviv: tanto nuovo quanto già divo. Forse era inevitabile. Qualcuno doveva pur raccogliere le spoglie di Kadima, e certo non potevano essere l’Avodà nè HaTnuà (Tzipi Livni).

Con la chiarezza del giorno dopo, si può dire che la mia Avodà non sarà scesa, ma non ha raggiunto la quota sperata di 18/20 seggi – e c’era chi parlava di 22! E’ presto per dire se Shelly Yachimovich ne patirà conseguenze immediate di leadership, o ci saranno spericolati passaggi di partito fra gli eletti. Certo, salvo salti mortali fra destra e sinistra nel formare la coalizione, la governabilità con 60 seggi su 120 sarà un rompicapo quotidiano per Bibi.

Mi consola pensare che fra un annetto ritornerò a monitorare nuovi infilzamenti di spiedini elettorali.

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Cercasi bussola elettorale disperatamente. Due settimane dalle elezioni in Israele, e come previsto sta succedendo di tutto. Soprattutto succede che i sondaggi fanno impazzire i politici come la maionese e questi schizzano da tutte le parti e poi siamo noi cittadini che rimaniamo indietro a pulire.bussola

Bibi e Libi preparano i documenti del divorzio. Eh, dico io, ti sposi per convenienza e per giunta con un bulldog della politica, e poi ti lamenti che quello caccia via i tuoi stessi amici/elettori? Bibi imparerà a scegliere un migliore amico più addomesticato la prossima volta. Shelly chiude la porta a possibili coalizioni col Likud di oggi e ci si domanda se avrebbe avuto senso politicamente per l’Avodà allearsi già con quello originale. Coalizione OGM. Chissà che frutti transgenici poteva portare: meglio non sapere. La Livni tenta il ruolo dell’unificatrice del centro, ma nè Shelly nè Yair paiono propensi a vederla come loro leader di coalizione. I Haredim minacciano di spostare i loro voti dal Likud verso la sinistra, e scopro che quindi una sinistra deve esistere, ma io (tolto il Merez) non so dov’è.

Sarà un caso che la Hora si balla facendo continuamente alcuni passi a sinistra e poi una giravolta e passi a destra?

Quanto a me, ho provato a ritrovare il Nord: il test dell’Israel Democracy Institute mi colloca in un punto solitario e vuoto, equidistante fra il Merez e la Tnu’a di Tzipi Livni, e un filo più vicina all’Avodà. Si, oggi. Ma l’impressione è che sono i partiti a migrare senza pace sugli assi x ed y, con alleanze impreviste e pindariche dichiarazioni. Quindi, anche se io sto immobile, fra qualche giorno rifacendo il test il risultato sarà diverso.

Provare per credere: http://en.idi.org.il/tools-and-data/guttman-center-for-surveys/2013-compass/

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Sulle elezioni in Israele vedi anche: https://runningclouds.wordpress.com/2012/12/06/elezioni-girotondo/

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I giovani dentro la politica per me sono una novità.

Mi aggiro incredula negli uffici dell’Avodà, il partito Labour di cui sono entrata a far parte con serie riserve, politicamente parlando (troppo centristi, per me). Mi sono basata sulla minima ma esistente probabilità di formare una coalizione di centro-sinistra, più che sull’aderenza stretta alle mie opinioni politiche. Si lo so: una vita di compromessi.Ha-Avoda

Sono gli uffici centrali, e non ci sono all’apparenza dinosauri. Al contrario, ci sono decine di giovani d’oggi, cioè fra i 25 e i 45 anni, che come me sono venuti a regalare ore di vita al partito, per organizzare la campagna elettorale (incontri coi candidati, banchetti per strada, congressi, ecc.). I giovani veri fra i 15 e i 25 anni hanno altre comande: fanno il giro dei pub la sera, organizzano incontri nei licei e nelle università.

A vederla dalla base, la politica attiva in Israele pare una cosa dei giovani. So di per certo, non solo a sinistra. E a me che sono nuova (e che sono sicuramente ingenua) pare una cosa buona. Ci si abitua fin da giovani a impegnarsi per il bene comune. Solo un cinico può pensare che un ragazzo di 20 anni regali tempo al suo partito politico pensando di averne qualcosa in cambio.  Deve farne, di gavetta, prima di scalare la piramide.

Dunque largo ai giovani, che qui si chiamano ” המשמרת הצעירה = Giovane Guardia”. Per me, abituata a ogni genere di Vecchia Guardia, molto benaugurante.

vedi anchehttps://runningclouds.wordpress.com/2012/12/06/elezioni-girotondo/

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