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Nel caso fosse l’ultimo, mi affretto a scrivere questo post che mi rimbalza in testa da qualche giorno.

In questi tempi di pre-fine del mondo, mi sorprendo a valutare la possibilità che i Maya avessero ragione basandomi su quello che si vede nel film “The day after tomorrow”. Questo per dire quanto i filmacci hollywoodiani di bieca propaganda para-stragista entrino dentro i meandri del cervello, anche in casi disincantati e fatalisti come il mio.20122012

Se non c’è stata la serie di disastri naturali di inaudita violenza con crescente frequenza negli ultimi 12 mesi, se non ci sono milioni di persone che praticano il suicidio collettivo altro che affollando ancora incredibilmente i McDonalds e i negozi di armi, è segno che la profezia del 21-12-2012 è una bufala. Parbleu. Però non devo essere l’unica a mischiare realtà e cinematografo: provate a digitare su google “the day ” e la ricerca si autoriempirà con “after tomorrow” e link diretto al film su IMdB.com.

Dunque è stato un piacere vivere, imparare quanto imparato finora, conoscere e voler bene a quanti ho intorno, e visitare i (non moltissimi) luoghi che ho visitato. Ecco. Poi siccome il mondo non finirà dopodomani, sarebbe bello prendere tutti i giorni a venire come una rinnovata possibilità di far meglio. A livello personale, privato e pubblico, a livello nazionale (e ce ne sarebbe da migliorare, per noi Luce delle Nazioni), e globale.

Per intanto, ci vuole una colonna sonora, e la mia è questa: https://www.youtube.com/watch?v=_4DJMPGNiD0
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Quinta candelina, per Torino – Torino d’inverno soprattutto.

Torino inverno

Con la corona delle montagne tutto intorno, il fiato bianco che si ghiaccia in un fumetto buffo mentre entro e ordino uno zabajone caldo. Fiorio, ça va sans dire. Le sedie di una volta, il cameriere di una volta, gli specchi e qualcosa di fortemente Savoia mi abbraccia. Regale e demodé insieme.

Ho un conto aperto con Torino, e oggi lo chiudo. Per vent’anni non ho fatto che partire, valige arrabbiate o piene di speranza, ma sempre valige. E per vent’anni non ho fatto che ritornare e scoprire ogni anno la bellezza crescente della mia città. Restaurata, liberata dalle macchine che ne ingolfavano il cuore, fino ai cancelli di Palazzo Reale. Ripulita e ricolorata, come una vecchia pellicola che aveva perduto ogni sfumatura e che ritrova la nitidezza che forse non aveva mai avuto.

Dentro Torino, a un passo dai portici reali, ci siamo noi: meno di mille ma ben piantati ai limiti della San Salvario dalla pelle multicolore. La mia comunità ebraica, la mia gente, con tutto il bene e il difficile che questo porta. Infiniti anni di attività giovanili, di ogni possibile genere di volontariato che neanche si chiama con un nome: si dice solo “vado in comunità” ed è già ovvio che si va a far qualcosa che serve, qualcosa di bello.

Questa sera alla tivù israeliana, primo canale nientemeno, si vedranno ventisette minuti di una Torino splendida. La comunità ebraica fatta di generazioni che si rincorrono da ottocento anni, con la pacatezza così tipica e struggente del torinese. Avital Merkler ha girato il film, con occhi incredibilmente attenti. Io, prima, gli ho raccontato la mia Torino e la mia comunità, gli ho portato idee e storie da usare se voleva, mentre sedevamo nel caffè telavivese sotto casa mia.

Chiusa la distanza ideale fra Torino e Tel Aviv, buona visione a chi è in Israele. (Aruz1, 22:00-22:30)

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Torino è la mia città, oggi un cicinìn di più che ogni altro giorno.

Ieri sera è stato presentato il documentario sulla comunità ebraica di Torino cui ho collaborato per il contenuto e ricerca, regia di Avital Merkler. Ora, Avital ha studiato Arte e Cinema fra Firenze e Roma, e non aveva certo bisogno di me per capire l’italiano. Però certe piccole traduzioni dello spirito, che solo noi torinesi sappiamo quanto servono per capirci, le ho fatte volentieri. L’umiltà sorellastra del distacco, l’understatement, il peso dei nostri secoli di storia.

E’ stato nuovo e strano pensare alla comunità nella quale son cresciuta in termini di storie, facce, idee che buchino lo schermo pur rimanendo fedeli alla trama della realtà. E pensare il più possibile con testa israeliana, perchè israeliani sono quelli che vedranno il documentario. Tanta Storia non ha trovato posto, tracce indelebili invece hanno dato dimensione e sapore alle immagini.

Eccone un assaggio. Il resto, su Aruz1 mercoledì 12 dicembre alle 19:25, per chi è in Israele.

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