Tag Archive: Israele


1015_cover_titolo_immagine_820Quando si sceglie di vivere in Israele, si sa da subito che non è una scelta neutra. Tornare in Israele, da ebrei, significa chiudere un cerchio spezzato molte generazioni fa. Significa ritornare a vivere, lavorare, crescere, in una terra che per centinaia di anni non è stato il luogo principale di sviluppo della cultura alla quale appartengo. Una terra piena di problemi e di possibilità, deserto e mare, archeologia millenaria e futuro ad alta tecnologia.

Perciò, quando il curatore del numero di Limes “Israele e il Libro” mi ha chiesto di scrivere un articolo sulla storia di Israele vista con la lente delle ondate di immigrazione che ne hanno costituito a strati e a fiotti la società attuale, ho messo carta e penna virtuali in moto.

Se questo numero di Limes, rivista italiana di geopolitica riuscirà a diradare anche minimamente la nebbia della disinformazione su Israele, sarà già un bel risultato. Quanto a me, è un grande onore comparire fra gli autori di una rivista seria e rispettata. Sommario: http://www.limesonline.com/sommari-rivista/israele-e-il-libro  – “La terra cui tornare” inizia a pagina 205.

Buona lettura:  http://www.limesonline.com/come-leggere-limes-in-ebook/63909

La sindrome dell’isola, nella quale navighiamo tutti qui in Israele, è stata minacciata ieri da un annuncio che potrebbe non cambiare nulla negli equilibri diplomatici internazionali, ma che ha costretto gli israeliani a guardare a sud con sorpresa e invidia. Il fatto che l’annuncio sia arrivato da un paese percepito come ‘amico’, l’Italia, indora la pillola, ma non cambia i fatti. La notizia: l’ENI, “Ente Nazionale Idrocarburi” italiano, ha trovato un giacimento di gas naturale definito “supergigante” in acque territoriali egiziane. Suppongo che “supergigante” sia una riconosciuta unità di misura nel meraviglioso mondo dei giacimenti di gas naturale.

Ora come si sa, l’israeliano ha un ego inversamente proporzionale alla estensione geografica del paese in cui vive (che anche per i megalomani che comprendono proprio tutto, dal Golan al Sinai, resta più piccolo della Lombardia). E fino a ieri, aveva l’esclusiva sui pozzi delle meraviglie, almeno quelli nel mare in cui si continuerà a fare i bagni fino a metà ottobre. Da oggi invece, non solo non siamo più gli unici a poter pompare gas dal profondo del mare, ma ci hanno perfino tolto la edificante nozione che i nostri giacimenti sono i più promettenti, grandi e lungimiranti della regione.

Per fortuna, il paese al quale dobbiamo cedere il passo è l’Egitto, con il quale abbiamo una pace duratura. Ci si può consolare pensando che sarebbe un filo peggio se l’ENI avesse trovato il gas al largo del Libano, o, orrore, della Siria. E dire che avevamo chiamato il nostro giacimento maggiore “Leviatano”, come il mostro biblico degli abissi, chiaramente per scoraggiare qualunque altro dal venire alla luce.

Non è funzionato, e così ci dovremo rassegnare a veder salire l’Egitto nella classifica dei paesi mediorientali con cui l’Occidente può fare affari. Ma quando il nostro, di gas, sarà finito – pare molto prima del previsto – si potrebbe fare un colpo di coda, per esempio puntare sul processo di pace, sorprendere il mondo con una soluzione rapida e spavalda della questione territoriale con i palestinesi, e via, di nuovo in prima pagina, per una volta con qualcosa di positivo.

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Pubblicato lunedi’ 31 agosto 2015 su PagineEbraiche 24 – http://moked.it/blog/2015/08/31/oltremare-gas-nostrum/#sthash.wKAFjSSd.dpuf

“Medinat Tel Aviv” è la mia nuova colonna sul giornale storico “Kol HaItalkim”, la voce degli italiani d’Israele. Si chiama “Medinat Tel Aviv”, ovvero lo stato di Tel Aviv, con gentile autoirnonia, perchè noi telavivesi viviamo in un mondo tutto nostro che soprattutto chi abita a Gerusalemme guarda con un certo sospetto. E la comunità di ebrei italiani più nutrita è a Gerusalemme. Quindi, almeno in questo senso, quaggiù viviamo in periferia.

“Italia che passione”
Senza esser passati per almeno un anno a Gerusalemme, è ben difficile sentire la presenza degli Italkim in Israele. A meno di non andare nei kibbutzim del nord, dove alcuni Italkim sono diventati negli anni colonne portanti. O a meno di non sapere che c’è una mano italiana dietro a tutti i prodotti Made in Italy di una delle grandi catene di supermercati israeliani.
Quindi, all’arrivo in pianura a Tel Aviv, la presenza degli italkim storici si è limitata per me alla lettura dei nomi dal Libro della Memoria al Tempio di Ramat Gan – troppo lontano da poter frequentare a shabbat – e a visite al Beit Italia dell’Adei a Yafo – con o senza barbecue di Yom Hatzmaut.
A fare da contraltare a questa presenza rarefatta e in fondo generazionale, che si è giustamente ambientata ed israelianizzata lungo gli anni, c’è il trasporto con il quale i telavivesi esprimono il loro amore per l’Italia e per la lingua italiana. Scena tipica: al lavoro, in spiaggia, in posta, o in coda al supermercato, per una qualsiasi ragione mi si chiede da dove vengo, e io rispondo “Italia”. Non finisco di pronunciare la parola, arrivo si e no fino alla prima “a”, che già l’interlocutore comincia a profondersi in dichiarazioni di amore incondizionato per il mio paese d’origine e i suoi cibi meravigliosi, con tanto di enumerazione dei luoghi che ha visitato o vuole visitare al prossimo viaggio. Sembrerebbe che ogni telavivese sia stato in Italia dalle due alle cinque volte, o che stia per partire proprio fra pochi giorni, cosa mi consigli di vedere? Il cinquanta per cento delle volte il breve scambio termina con la richiesta di informazioni su insegnanti di italiano, dopo che ho detto che proprio no, io l’italiano non lo insegno.
Poi ci sono invece gli israeliani che hanno vissuto in Italia per lunghi periodi di tempo, spesso per studiare all’università, o quelli che senza esserci mai stati hanno imparato la lingua a casa, da genitori arrivati dalla Libia. E nella mia piccola Medinat Tel Aviv se voglio posso parlare in perfetto italiano con: il mio farmacista, il mio oculista, l’orologiaio che cita Battisti, diversi camerieri sulla Tayelet, un negoziante di vestiti, un numero allarmante di tassisti, il manager di un ristorante alla moda, il portiere dell’ufficio.
Poi certo che noi italiani di recente immigrazione ci sentiamo a casa, qui davanti al mare.

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Pubblicato sul “Kol HaItalkim” cartaceo, Anno XV n.58 Lug-Ago 2015 – Tamuz-Av 5775 
(si, esistono ancora giornali cartacei, giuro)

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