Tag Archive: maschera anti-gas


Il diavolo è nei commenti, non nei dettagli come dicono gli americani.

Anni ed anni ad evitare ogni possibile esposizione ai commenti liberi sui forum prima e oggi sui giornali online, e vado a cadere proprio su Internazionale. Settimanale che in passato seguivo con le pinze e con i guanti di gomma, ma con interesse.devil writing

Mercoledì in un momento di distrazione, colpita da una fotografia di una famiglia di Haredim che escono dal centro di distribuzione delle maschere antigas e sembrano fluttuare sulla scalinata, ho buttato l’occhio sui commenti (era su Facebook) dei lettori. Suppongo e spero commenti non mediati.

Una carica tale di espressioni antisemite ed anti-israeliane, un tale buco nero di odio senza conoscenza, quell’odio atavico e puro che ci ha portati nei luoghi peggiori della storia, che ho dovuto reagire. Quella foto sembrava fatta apposta per far percepire gli israeliani come popolo, anche quando in possibile pericolo di vita per i civili disarmati, come alieno, incomprensibile e, sottilmente, nemico. Ho scritto una lettera privata alla pagina FB di Internazionale: moderata ma ferma.

Dopo cinque ore (cinque ore, si noti, non minuti), ho notato che la fotografia era stata tolta, e con essa sono scomparsi i commenti collegati. Una nuvoletta sulfurea e pùf, come non fossero mai stati scritti.

Non ho prove che sia stata la mia lettera a fare il mini-miracolo. E comunque, sono consapevole che la mia è stata una goccia nell’oceano. Una delle conseguenze dei social network è che adesso tutti scrivono, tutti commentano su qualunque argomento, ovunque possono. Cose inascoltabili che una volta la gente diceva al Bar Sport, e al massimo se le sorbivano gli sfortunati avventori e il barista (che tanto le ha già sentite tutte in vita sua), oggi sono in nero su bianco, online. I Bar Sport, vuoti.

E noi dovremmo impiegare le giornate online, a controbattere, ribadire, produrre dati e ricordare eventi storici… Impossibile. Che il diavolo balli pure sui commenti nei social network. Preferisco la sanità mentale e farò ancora più attenzione di prima ad evitarli.

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Il pakìd ovvero impiegato

Il pakìd ovvero impiegato fa clic, dice “ok”, e “buona fortuna”. Esco dal magazzino della scuola di quartiere adibito a distribuzione temporanea, infilo la scatola di cartone nel cestello della mia bicicletta, e ritorno a casa. Tempo consumato: ventitrè minuti. Tempo occorrente a ricevere il pacchetto: dodici secondi netti.

E’ bastato recitare il mio numero di identità, che in Israele serve egualmente per gli sconti al supermercato, per tutti gli uffici pubblici, la banca, e di recente ho scoperto appunto: per ricevere una scatola di cartone marròn che contiene l’ultimo modello di maschera anti-gas – un bijoux.

Mi risuona in testa il “buona fortuna” dell’impiegato, detto con una cortesia non molto israeliana. Qui si tende a trattare gli argomenti come guerre e varie calamità in modo ruvido e iper-pratico. Deve aver individuato in me una immigrata relativamente recente, di qui la cortesia.

In questo giorni di caldo asfissiante e di isteria politico-strategica sui media, a volte penso che quell’oggetto della grandezza di una scatola da scarpe, con scritto “non aprire” su ogni lato, sia al massimo un talismano. I rari telegiornali che mi vien voglia di guardare fanno previsioni abbastanza raggelanti sull’estensione dei danni nel caso di una guerra con l’Iran. Non vedo come una semplice maschera anti-gas potrebbe fare la differenza.

Decido di rubricare la scatola marròn come ufficiale talismano anti guerra, e mi accingo a vivere una vita quasi normale: come chi vive a Los Angeles e sa che un giorno arriverà il “big one”, ma vivere si deve, e dunque via andare. C’è da fare la spesa, da lavorare, da vedere gli amici. Un sano fatalismo condito di ottimismo e pausa dai telegiornali, ricetta perfetta.

E poi, l’estate sta finendo, e con essa la stagione delle campagne di guerra, da che mondo è mondo. Un po’ di rispetto per le tradizioni è tutto quello che si chiede.

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