Tag Archive: ricette di famiglia


Questa è Israele

Questa è Israele, per quelli che vogliono e per quelli che non vogliono saperlo.

La faccia bella del paese, quella telegenica, daccordo. Ma pur sempre molto più variegata di quanto noi stessi che qui viviamo siamo abituati a pensarla. Per esempio io non ho una Salma di Kfar-Qasem per amica. Invece conosco Tom: per i giri strani che fa la vita ho visitato casa sua anni fa, quando cercavo casa a Tel Aviv, e poi l’ho reincontrato più volte. E Jacky non la conosco di persona ma mi risulta familiare, con la parrucca un tono o due troppo bionda e le spezie forti in cucina.MasterchefIL

Sono i tre finalisti del Master Chef israeliano, che io peraltro non ho guardato: il mio fastidio fisico per i pseudo-reality non è cambiato nelle peregrinazioni intercontinentali. Ma se la televisione spreme i personaggi fino a farne un nome e un aggettivo, il concentrato telegenico della fotografia qui a lato è tanto superficiale quanto significativo. Una giovane donna musulmana con il velo, un tedesco che si è convertito all’ebraismo e vive a Tel Aviv, una donna ebrea ortodossa con tanto di parrucca (e non cappellino o foulard). Tutti uguali davanti alla legge, e davanti ai giudici stressanti ed aggressivi del programma.

Siamo tutti così abituati a misurare Israele (anche dal suo interno) sulla base di successi o  insuccessi diplomatici nel ricatto mediatico dell’occidente, per il quale non saremo mai all’altezza (start-up a parte) finchè non sarà risolto il nodo originale dello stato sì / stato no dei Palestinesi, che ci dimentichiamo di che pasta è fatto il paese reale.

La pasta di questa foto: salata e dolce, morbida, croccante, saporita, delicata, forte nella sostanza perchè fatta di un grande numero di ingredienti moderni ed antichi, che non sempre riesci ad identificare al primo morso.

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Tempo di “Frisensal”, di già? E dove le trovo le tagliatelle all’uovo? Mica ovvio in Israele.

Ogni anno Shabbat Beshallach mi sorprende, anche se vado al tempio ogni sabato, quasi sempre in tempo per la lettura della Parasha. Quando si arriva al Faraone che decreta l’infanticidio, e poi alla nascita di Moshè, dovrei cominciare a contare le settimane. Invece no, mi sveglio sempre a Bo’: ultime tre piaghe, morte dei primogeniti, triplice descrizione di obblighi e proibizioni per il primo e tutti i futuri Pesach.traversata_mar_rosso

Sabato prossimo si esce già dall’Egitto, dunque. Come ogni anno, di fretta; forse allora il mio non contare le settimane ha qualcosa di davvero atavico. Senza far lievitare i pani – ma prendendosi il tempo per chiedere in prestito ori e argenti ai perfidissimi schiavisti egiziani. Daccordo, equo danno all’oppressore dopo generazioni di schiavitù. Allora almeno li useremo per comperare armenti, terra? Non proprio: prima ci facciamo un vitello d’oro e poi raddrizziamo faticosamente la rotta con la costruzione del Mishkan (Tabernacolo).

La mia argenteria residua e baluardo di libertà sono le ricette di famiglia. Più preziose dei rubini. Il sabato dell’uscita dall’Egitto, a casa mia ci si sofferma sul post-Yam Suf, cioè la chiusura del mare dietro il popolo d’Israele. Gli egiziani quasi raggiunsero i nostri eroi, ma il mare si richiuse sopra di loro: e noi, come sempre a marcare lo scampato pericolo, mangiamo. Tagliatelle (onde del mare) con rondelle di salciccia (ruote dei carri egiziani), pinoli (mozzi delle ruote) e uvetta (eh, si, le teste degli egiziani).

Nessuno sa dire perchè il piatto si chiami Frisensal; un po’ di mistero non guasta mai.

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